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Testi a cura di Annie-Paule Quinsac

Photo: Toni Garbasso - studioargento.com
Sala 5 (1) - GLI ANNI SETTANTA : I «cremoniani»

I neologismi «cremoniani» o «cremonisti» appaiono nelle recensioni sin dal 1876.
Dopo la morte di Cremona, l’aggettivo è spesso usato in senso spregiativo da critici tradizionalisti, che non colgono le differenze e, per esempio, nel novero inseriscono anche Ranzoni, dando avvio alla mala tradizione che ne fa un emulo.
Angelo Achini (1850) e Luigi Conconi (1852), che vivrà a lungo lo spirito della bohème, sono i più giovani e appartengono a una seconda generazione. Francesco Didioni (1839), allievo di Hayez, ha solo due anni più di Giuseppe Barbaglia e Vespasiano Bignami (1841); Virgilio Ripari è del 1843 come Ranzoni, e Roberto Fontana del 1844.
Roberto Fontana, che dal 1862 condivide lo studio con Mosè Bianchi e occasionalmente lavora con Ranzoni, è anch’egli ritrattista, sebbene meno attento allo scandaglio psicologico che al rapporto figura/fondo.
Eleuterio Pagliano e Pio Sanquirico, le cui vicende personali e artistiche toccano solo marginalmente la Scapigliatura, sono presenti solo per dimostrare quanto fosse capillare nella cerchia milanese il retaggio della macchia cremoniana.

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