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| Sala 6 (1) - GLI ANNI SETTANTA: Giuseppe Grandi, nascita del pittoricismo in scultura
Accostare i lavori di Grandi alle tele di Cremona, anteriori alla sua morte, da coscienza di quanto il pittoricismo sia la chiave di volta di una rivoluzione in scultura.
Muovendo da un’attitudine ‘in embrione’ di Vincenzo Vela per altro intuita da Rovani – e, in certa misura, da Odoardo Tabacchi, maestro e compaesano, Grandi approda a un’idea plastica che rovescia l’impostazione classica di cosa debba intendersi per ‘scultura’ (e, per inciso, apre la strada a Medardo Rosso, il quale, sebbene poco propenso nel riconoscere il debito verso la Scapigliatura, lo definirà un «artista da venerare»).
Opere di Grandi quali "L’edera" del 1878, che riprende nel titolo il dipinto di Cremona – anch’esso del 1878 – e probabilmente ne deriva, o "Il Maresciallo Ney" o "La pleureuse" (tutti post 1874) indicano chiaramente come l’artista avesse fatto sua quella ricerca pittorica per cui la forma non era più disegno riempito di colore ma colore che si modella in divenire, abolendo la massa.
E per primo ne cerca un equivalente in scultura.
Ponendo il problema dello spazio e rifiutandosi di modellare una statua quale oggetto tridimensionale avulso dai fattori esterni, sfalda i contorni per aprirli alla luce e disegna a partire dai vuoti e non più dai pieni.
In tal senso, la stessa espressione pittoricismo, ormai usuale, potrebbe apparire, se vogliamo, un po’ riduttiva, perché evoca soltanto il trattamento delle superfici, ma non quello più sostanziale del ripensamento sulla forma.
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