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| Sala 7 - GLI ANNI OTTANTA : L’isolamento di Daniele Ranzoni
La prima fase della pittura scapigliata, quella rivoluzionaria, si può dire finita con la partenza di Ranzoni per l’Inghilterra nel 1877 e la morte di Cremona nel 1878.
Dopo neppure due anni di penoso sacrificio e solitudine, amareggiati anche dal rifiuto delle opere inviate all’annuale esposizione della National Gallery londinese, nel settembre 1879 Ranzoni torna a Milano, ma il mondo gli crolla addosso sino allo sgomento.
Scomparso Rovani, il maître à penser che indottrinava sui tavoli d’osteria; morto Cremona, il compagno fraterno; immerso Grandi nell’apocalisse del "Monumento alle Cinque Giornate"; sparita la bohème come l’aveva conosciuta.
Paragonate agli esiti del decennio precedente, in cui Ranzoni si rivela partecipe affettuoso della società dorata che dipinge – se pur ‘discosto’ per le differenti origini –, le opere post-inglesi aprono a una svolta senza appello.
L’incompiutezza, che molto disturba committenti e critici, diviene procedimento usuale – già preannunciato d’altronde nell’ultimo Cremona – e non perché (come si è voluto credere) venga meno l’energia mentale a concludere, ma per un istinto in crescendo a inoltrarsi nel tessuto romantico.
Si accentua quel senso scultoreo per cui le figure s’impossessano dello spazio con un aplomb mai riscontrabile nello stesso Cremona o in alcun scapigliato.
Malgrado l’indebolimento psichico che sicuramente ne rallenta la produttività, nel tragico periodo conclusivo Ranzoni arriva a un personale altissimo linguaggio, riflesso della sua angoscia e, come tale, precursore dell’espressionismo novecentesco.
Muore a Intra il 29 dicembre 1889.
Se ne va sulla soglia degli anni Novanta, metaforicamente chiudendo un’epoca.
La sua ‘essenzialità’ avrà riscontro solamente nelle creazioni dell’altro scapigliato ‘alieno’ come lui nel mondo che lo circonda, Medardo Rosso.
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