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| Sala 8 - GLI ANNI OTTANTA : I «cremoniani» e le nuove leve
Con la morte di Cremona nel giugno 1878 si chiude un primo capitolo della Scapigliatura.
La retrospettiva del settembre successivo al Ridotto della Scala, organizzata da Vittore Grubicy, è un passaggio di consegne pressoché spontaneo. Diventano capiscuola, per così dire, Vespasiano Bignami e Luigi Conconi.
Bignami, creatore della Famiglia Artistica cinque anni prima, porta avanti l’aspetto antiretorico, anti istituzionale, giocando la carta del burlesque, come in "Una seduta del Comitato ordinatore della presente Indisposizione del 1881", in cui celebra le baruffe degli organizzatori.
Anche Conconi è caricaturista, per il «Guerin Meschino» (dopo che Cremona aveva fatto in tempo a disegnarne la testata, pare a un tavolino di caffè), anzi, architetto, pittore e cultore d’arti varie, è soprattutto un “grafico” .
La generazione degli anni Cinquanta è quella del cosiddetto «impressionismo lombardo», che si definirà nel paesaggio, mentre nella ritrattistica è figlia diretta di Cremona. E subentra un fatto nuovo, che soltanto la rivoluzione pittorica degli anni Settanta, a Milano come a Parigi, poteva generare: gli autodidatti, cresciuti alla cultura dei caffè e delle osterie, con un mentore di riferimento scelto e non imposto dalla didattica accademica.
Sono i casi dello stesso Conconi, di Emilio Gola, anch’egli “reduce” dal Politecnico, e ancora di Camillo Rapetti, che gli Atti di Brera dicono aver frequentato le Scuole di ornato e figura ma abbandonato lo studio prima d’iscriversi a pittura; di Vittore Grubicy e altri che, con maggiore o minor peso, hanno lasciato segno nella storia dell’arte.
All’elenco va aggiunto il fratello di Paolo Troubetzkoy, Pierre, nato però nel 1864, il cui percorso oltre gli anni Ottanta si perderà a Londra e infine in Virginia.
Di contro, la sezione si chiude sull’accademico Eleuterio Pagliano, la cui influenza sotto traccia ha nutrito il dibattito sul realismo negli anni Settanta e Ottanta e che si apre a linguaggi innovativi nella maniera e negli accordi cromatici, pur se, sessantenne, resta ancorato a un’iconografia borghese.
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