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| Sala 12 - Dal 1880: sviluppi della scultura scapigliata
Il decennio Ottanta, che vede la formazione e l’esordio di Medardo Rosso, Ernesto Bazzaro, Paolo Troubetzkoy ed Eugenio Pellini, apre con alcuni esempi dei rari lavori eseguiti da Giuseppe Grandi durante l’elaborazione del Monumento alle Cinque Giornate, significativi per l’influenza sulle nuove generazioni.
Primo fra tutti Paolo Troubetzkoy, di cui si segnala il ritrovamento di due gessi: "Al caffè", che si ricollega agli esordi nel soggetto naturalista d’ambientazione cittadina, e "Figura di donna in piedi", prima idea per l’allegoria de "La bella Pallanza" nel monumento a Carlo Cadorna.
Per Medardo Rosso, è di per sé estremamente complesso il problema della datazione dell’esemplare presentato e si può soltanto dare per certa la data di prima esecuzione, indicata in corsivo sulla didascalia, insieme a quella presunta del pezzo in mostra.
Il succedersi nel tempo delle ripetute versioni è il nocciolo della questione tra Medardo Rosso e la Scapigliatura.
Proprio per sottolinearlo, tranne "Malato all’ospedale", le sculture proposte sono pensate a Milano e di tipologia milanese, ma fuse dopo il 1889, già a Parigi.
Soltanto il gesso di "Margherita" o "La ruffiana" è quello originale, realizzato prima della partenza.
Il che per dimostrare come, se a voce Rosso rinnegherà il passato milanese, tuttavia continuerà a rielaborarne il bagaglio iconografico e formale per quasi due decenni.
I tre modelli in gesso di Leonardo Bistolfi vogliono alludere al breve ma determinante contatto con Grandi e la Scapigliatura.
Il bozzetto "La bellezza della morte" ha ancora reminiscenze dei ritmi compositivi di Grandi, ma sarà poi compiuto, nella resa finale del monumento funerario, con cadenze liberty.
È dunque uno spartiacque che sancisce il congedo di Bistolfi dalla ricerca pittorica e verista della scultura milanese anni Ottanta.
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