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| Sala 13 - In margine. Una nuova poetica cittadina
Furono gli anni Settanta a vedere l’inizio dei cambiamenti che avrebbero modificato il vissuto quotidiano e la percezione della città.
Dagli sconvolgimenti urbanistici ai progressi tecnologici, si va passando, per dirla con il nostalgico Emilio De Marchi, dal Milanin al Milanon.
Fra tante metamorfosi, una in particolare. Il 1° febbraio 1877, con un gran faro, si sperimenta in piazza del Duomo l’illuminazione elettrica, e l’evento si ripete il 18 marzo, con il commento dell’«Illustrazione Italiana»: «La piazza nereggiava di gente e la luce elettrica sfolgorava come fosse fulgido fuoco di bengala...
La luce è come quella d’uno splendido plenilunio sul Bosforo e si diffonde alquanto lontana...». La vita notturna entra a sovvertire la consuetudine diurna.
I sodalizi degli artisti, il loro vivere i mutamenti in atto più all’esterno che nel chiuso delle abitazioni, nelle osterie, i caffè, i teatri, sono anche le condizioni che informano una diversa poetica cittadina.
Proprio a partire dagli anni Settanta, le vedute romantiche radicate in una sensibilità ancora da primo Ottocento, evolvono in un approccio “scapigliato” alla rappresentazione di un mondo nuovo.
La veduta si trasforma in paesaggio, luogo dell’hic et nunc, in cui le figure assurgono a protagoniste.
Mosè Bianchi, con "Uscita di chiesa" arriva a una svolta decisiva nel suo percorso e fonda un genere di cui resterà maestro incontestato.
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