Fotografia immersiva
 
PROGETTO < indietro - mappa
 
sunset
Chindle point, 2009

DOVE IL CIELO ABBRACCIA LA TERRA

1994
Blue Mesa, 1994

La prima volta che ho visitato il parco è stato nel 1994, di passaggio venendo da Albuquerque andando a Tempe.
Ho trascorso una mezza giornata, scattando alcuni paesaggi con lastre 4x5 e qualche rullino 120 di dettagli.
Rimasi profondamente impressionato dai colori della terra e del legno fossile, mi promisi di tornare.
Nel 2006, con mio figlio Giorgio, scatto le prime foto immersive. Aveva nevicato da poco e tracce bianche di neve si mescolavano ai rossi ocra, gialli e violacei del fango.
Così, quasi casualmente, scopro alla fine del 2008 sul sito ufficiale del Petrified Forest National Park, la possibilità di passare due settimane nel parco, aderendo al programma artist-in-residence.
Il progetto artistico che sottopongo è intitolato "Connecting the sky to the ground", e consiste in una serie di foto immersive che rispecchiano il tema.
In aggiunta, propongo una "documentazione fotografica" ovvero una lettura del territorio basata su foto immersive geo-referenziate e collegate alla mappa del parco.

Il progetto viene accettato, e mi viene proposto il periodo di permanenza in novembre.
Al mio arrivo, mi rendo conto che il titolo dato al progetto è più che mai valido, ma prende un senso "spirituale" che non avevo previsto.
Il titolo mi era stato suggerito dalla natura stessa della foto immersiva, che nei suoi 360° comprende cielo e terra, ma nel Desierto Pintado (forse in genere nei deserti) questa relazione fra terra e cielo viene enormemente amplificata.
Scopro anche che proprio il cielo, Padre Cielo e la terra, Madre Terra, sono alla base di moltissimi miti e religioni dei nativi d'America, in particolare Navajos, Hopi, Zuni, popoli residenti nel nord Arizona.

Ricerco dunque Padre Cielo, nelle sue manifestazioni di luce nelle ore dell'alba e del tramonto, e nelle nuvole, che durante la stagione di fine autunno sono varie e multiformi, e cerco Madre Terra, nelle corrugazioni del terreno, nei colori del fango e nella forma delle montagne.
Sempre più, complici la solitudine, il silenzio e l'estrema limpidezza dell'aria, mi si affacciano gli spiriti di questa terra, che nel mediterraneo i Romani chiamavano Genius Loci, e che qui hanno nomi antichi, nascosti, che inutilmente cerco nei libri sui miti dei nativi, ma che mi appaiono infine nella forma stessa della terra e del cielo.

Ogni montagna come ogni nuvola ha il suo nome nascosto nella sua forma.
Questi nomi si ascoltano sussurrati fra Padre Cielo e Madre Terra nel loro abbraccio illimitato nel tempo e nello spazio.

cabin
Artist-in-residence Cabin, 2009

© Toni Garbasso